Elisabetta Garieri
Illustrazione di Alessandra Ciangoli
Dalla pelle alla pelle la distanza è breve, senza contare, poi, i fardelli che ci portiamo sulle spalle. Lo strappo non si vede, o lo credi o lo credi, quando percorri tragitti, occhi, cicatrici.
In un punto preciso della stanza, in bilico sul bordo del letto, il cuore si è aperto.
⁂
Era notte, il caldo non si sentiva, la luce colava a picco tra le persiane semichiuse – il centro era prossimo, mai così raggiungibile, mai così fermo.
Uno a uno devi salirli, i gradini, sia pure a passo incerto, anche scivolando. Avevi mai considerato le dimensioni del vuoto?
⁂
È un’emergenza lo schiocco sulla pelle: le distanze sono ormai polverizzate. Il baratro è chiuso, la vertigine solo un ricordo, allunghi il passo come le ombre al tramonto e il piede non cade, fesso, nel buco.
Ti cerco con lo sguardo; non prendo la mira, non ce n’è bisogno – non temo il tuo sparire dal mio campo visivo.
La coda dell’occhio lo sa meglio: cercare il punto di fuga è come misurare la distanza tra l’inizio e la fine di un sogno.
⁂
Il taglio degli occhi, del naso, della bocca. Ma quanto dista il gorgo dal taglio del sorriso?
Rifuggi gli angoli, segui il motivo indicato dal merletto, ricamo, arabesco: cerchi vie d’uscita in un sistema aperto?


