Emil Zebru
Illustrazione di Anna Volpi
Mi conosci, lo sai che non sono mai stato un tipo da mare, ma col tempo ho iniziato ad apprezzare l’acqua, e ora è per me un elemento imprescindibile. Vivere in una città priva di canali o fiumi o senza il mare, mi sembrerebbe una cosa da pazzi ora. In questo posto anche il sole ha un altro sapore poi, a differenza di città come Milano dove l’estate è un supplizio, il sole un fastidio; anche se poi ci si lamenta sempre che piove troppo. Ma è anche inutile dirlo, lo sai meglio di me. Qui è tutto diverso: il suo delicato calore è come una bocca che ti sfiora senza mai veramente toccarti; hai presente quel brivido? Ti fai ingolosire da questo giallo che poi ti travolge col suo gusto, ti entra dentro, e quando hai troppo caldo e cerchi l’ombra ti dice «Stai ancora qui con me»; e allora rimani. Prima, del sole, non ne potevo prendere che un assaggio, mentre adesso non ne sono mai sazio, ma forse è per via di tutto quel tempo passato in Olanda, forse mi devo ancora asciugare.
Den denden den den!
Pensa che queste tagliatelle sono quelle che portano il nome del supermercato in cui le compro. Te lo giuro! E sai che io le ho sempre fatte a mano; e quanto ti piacevano, eh? Vuoi un po’ d’acqua? Ultimamente compro solo la San Pellegrino, lo so che prima l’acqua frizzante non la bevevo mai, ma ho sentito dire che ogni sei anni si cambiano gusti. Sarà per quello. Sta di fatto che un giorno l’ho ordinata al posto dell’acqua naturale, mi è piaciuta e da allora la preferisco. Sì, certo, potrei anche comprare un’altra marca; qui c’è la Vichy Catalan, ma sembra di bere l’acqua del cesso. Credo che sia voluto comunque, e sai cosa ti dico? è un gesto che denota onestà intellettuale. Dopo tutto, al puzzo di fogna in questa città non si può sfuggire di certo; non dico solo per strada, il fetore ti raggiunge ovunque: ti esce dallo scarico della doccia, ti segue nei negozi, ti afferra dal lavandino: è insopportabile! Sinceramente non so da cosa dipenda, ma non è neppure quello: il problema è che questa città è lurida, e pensare che gli spagnoli hanno inventato il mocio. Paradossale, vero? Sì, penso esista un’acqua frizzante col nome del supermercato in cui mi rifornisco, ma la San Pellegrino, oltre a piacermi, credo mi conferisca anche un certo tono, senza però farmi apparire come uno che vuole ostentare ricchezza. Tanto poi le tagliatelle vedi bene che le mangio al burro.
Den denden den den!
Pensavo fosse il caffè, invece quello che sentivo era il rumore di un trolley trascinato per strada. Lascia stare, in questi vicoli rimbomba tutto, tutto è amplificato, le case fanno da cassa di risonanza. A volte sento la gente parlare, sembra che sia fuori in terrazza, invece è giù, sei piani più sotto, dico sei, sei piani non sono pochi.
Den denden den den!
Questo rumore? È il tizio che vende le bombole del gas, le colpisce ripetutamente con una chiave inglese per far sentire che è arrivato; passa qui sotto tutti i giorni. Anzi, se vuoi scusarmi un attimo… avevo tracannato il mio bicchiere di San Pellegrino prima di scendere, saltando i gradini due a due per sei piani. Juan mi diceva sempre «Buenos días señor» e «Buenas tardes señor» dipendeva più che altro da quando passava con le sue bombole. Delle sue bombole io non me ne facevo nulla perché avevo la cucina elettrica, quindi anche del suo cazzo di richiamo avrei fatto volentieri a meno.
Den
Tra le unghie avevo qualche capello scuro, e le mie scarpe erano ora irrimediabilmente macchiate. Alzai lo sguardo, alcune persone mi fissavano, immobili come le bombole ancora impilate sul carrello. Ruttai a bocca chiusa, coprendola con la mano; poi rilassai finalmente i muscoli del viso, lasciando spazio a un sorriso catartico, mentre il sole in cielo splendeva radioso. ¡Olé!


