Francesco Di Gennaro
Illustrazione di Emilia Giungato
Perché mamma si è fermata a parlare con questo sconosciuto?
Perché gli sta consegnando la nostra busta della spesa?
Perché ogni volta che andiamo al supermercato c’è quest’uomo all’ingresso che porta la spesa degli altri per qualche spicciolo?
Perché ci sorride e dice ad alta voce il suo nome come se fosse tutta una parola “Daoudmongo”?
Perché ha un nome così strano?
Perché dice alla mamma di avere diciott’anni?
Perché si guarda intorno e poi sposta di nuovo lo sguardo su mamma e poi me con quei suoi occhi scuri?
Perché ha gli occhi scuri come il mio criceto Gerry?
Perché Gerry è andato in vacanza e non mi ha salutato prima di partire?
Perché mamma si è arrabbiata con papà quando le ha detto che Gerry partiva per una lunga vacanza?
La mamma dice: «Non ti allontanare da me quando siamo al supermercato. Intese? Tienimi ben stretta la mano anche fuori per strada. Hai visto cosa è successo la settimana scorsa? Lo hanno detto al telegiornale. A mamma, vuoi fare anche tu la stessa fine di quella bambina? In giro ci sono persone molto cattive quindi non allontanarti.»
Perché anche la mamma si guarda in giro sospettosa mentre parla con Daoudmongo?
Perché gli tocca le braccia e poi sorride?
Perché lo sconosciuto ha i capelli così crespi e dei baffetti appena accennati sotto il nasone scuro?
Perché è più alto della mamma?
Perché veste dei jeans stracciati e stretti?
Perché porta delle scarpe tutte colorate e che sembrano la brutta copia delle Nike di un mio compagno di scuola?
Perché ci stiamo incamminando tutti e tre sulla strada di ritorno verso casa?
Perché mamma non può portare da sola la busta della spesa come fa sempre?
Perché con il caldo che fa oggi pomeriggio stiamo andando così svelti?
Perché Daoudmongo mi sta chiedendo a che scuola vado e come si chiama il mio cartone animato preferito?
Perché pensa che io sia così scema da parlare dei miei fatti con tutti se mamma me lo dice sempre che agli sconosciuti non devo dare confidenza?
Perché quando arriviamo a casa Daoudmongo è il primo ad entrare come se fosse un nostro ospite?
Perché la mamma si fa ridare la busta e lo invita ad accomodarsi sulla poltrona del salotto?
Perché prima di farsi ridare la busta mamma gli ha accarezzato il viso come fa con me?
Perché i pomeriggi senza papà sembrano così noiosi e perché oggi che è mercoledì ritorna sempre un po’ più tardi?
Perché Daoudmongo continua a farmi domande sul mio colore preferito e sul nome della mia migliore amica e per farlo stare zitto gli sto mostrando la mia collezione di macchinine?
Perché quando gli passo la Jeep bianca ha le mani tutte sudate?
Perché quando lo guardo negli occhi scuri lui guarda in basso?
Sono brutta? O sgarbata?
Cosa ho fatto di male?
E perché mamma ci ha lasciati da soli in salotto mentre lei si è dileguata in cucina?
La mamma dice: «Ora facciamo uno bel gioco. Ahi ahi come scotta per terra. Sarà forse per colpa del caldo? Mi sa che se continua così c’è il rischio che i piedi si sciolgano. Martina, tesoro, avanti svelta, salta sul divano. Non vedi che il pavimento è lava? Non ti muovere per nessun motivo. Ti dirò io quando saremo fuori pericolo. Daoud, qui in cucina c’è una sedia su cui puoi salire. Mettiti al sicuro anche tu.»
Perché Daoudmongo all’improvviso si alza dal divano e saltella fuori dal salotto in cerca di una sedia?
Perché non è rimasto con me sul divano se c’era abbastanza spazio per quattro persone?
E perché sento ancora più caldo che si alza dal pavimento?
Morirei se mettessi anche solo la punta del piede nella lava?
Perché proprio ora dovevano lasciarmi sola?
A che servono tutte le raccomandazioni della mamma nei momenti di pericolo?
Perché chiedo aiuto e nessuno mi risponde?
Dove ha trovato riparo mamma?
Perché anche Daoudmongo dalla cucina non mi risponde?
E perché sento sbattere la porta della camera da letto?
Si sta alzando il livello della lava?
Mamma e Daoudmongo saranno morti?


