Alberto Gianno
Illustrazione di Chiara Arcadi
Di là dai viali dell’orizzonte, Trasognato amava invecchiare tra una parola e l’altra, parlando con qualcuno di cose perdute e fuori dal tempo.
Così, in un giorno quasi labile, scarabocchiò dei versi su un foglio bianco perché ricordava che sillaba dopo sillaba le parole perdono senso e sgocciolano via. Poi, prima che il giorno corresse alla sua fine, ammucchiò un po’ di beatitudine e un pizzico di disperazione e comprò un orologio rotto.
Dall’angolo delle favole e dei ricordi prese una busta da lettera e imbucò il foglio scarabocchiato, sul quale aveva dato un nome alle cose perdute e al tempo vissuto in attesa di te, chiunque tu sia.
Dal filo impolverato dei sogni e degli addii cacciò fuori un vaso pieno di terra e fantasia, lì dentro sotterrò la lettera. Si voltò verso l’orologio e in piedi attese la pioggia.
«Vediamo un po’ cosa fiorisce» disse a se stesso.
Qualche inverno dopo, quando ogni cosa si era spenta, un fiordaliso di parole che assomigliava all’amore germogliò. Trasognato lo raccolse e lo donò ai quattro venti.
«Che strano» si disse alla fine con semplicità «l’orologio ha iniziato a ticchettare.»
Poi s’incamminò libero, senza muoversi.


