Martina Ciullo
Illustrazione di Giulia Delmonte
Uno dei primi che aveva scritto diceva: “Solo due giorni, e domani sarà ieri”. Negli anni lo aveva ritrovato, ma soltanto oggi, mentre camminava lungo l’Hangpu River sforzandosi di imprimere nelle retine il profilo di Pudong, sentiva di comprenderne appieno le implicazioni.
Solo due giorni, e sarebbe ritornato sull’isola.
Arrivò al palazzo di vetro in anticipo – chi gioca d’anticipo trasforma le opportunità in certezze –, strisciò il badge che aveva al collo e i tornelli fecero il solito inchino laterale.
Salì sull’ascensore e schiacciò il tasto 12. Le porte si stavano chiudendo quando arrivò, trafelata, una ragazza che non aveva mai visto. Quando lui le fece spazio, lei lo ringraziò con un accento occidentale. Preparati, l’amore arriva quando meno te l’aspetti? si domandò. Ma invece dell’amore, arrivò il piano 12.
La stagista era già alle prese con le fotocopie. Si avvicinò a controllare: file e file di frasi, una sotto l’altra, tutte uguali. Le scorse velocemente.
Se stai leggendo questo vuol dire che hai fame di conoscenza… o solo fame!
La deriva umoristica lo intristì, ma la stagista non ne aveva colpa. Le riconsegnò i fogli e, come sempre, scelse per lei una frase motivazionale: «Non aver paura di fallire, ogni errore è un passo verso la vittoria.»
A parte lui e la stagista, il piano era vuoto. Da ogni stanza veniva il ronzare imperterrito degli enormi computer. “Le migliori opportunità nascono dalle sfide più grandi?” si chiese, poi raggiunse il suo ufficio, l’unico in cui c’erano ancora due scrivanie.
Accese i due computer e aprì il foglio di scrittura sul proprio. La barretta di Ulysses lampeggiava. Mancava un minuto alle nove.
Wei entrò sul consueto suono della campana che dava inizio alla giornata lavorativa. «Come stai?» gli chiese lui. Il collega scosse la testa e si mise subito a scrivere.
Lui invece non avvicinava nemmeno le mani alla tastiera. Il ticchettare di Wei, che di solito lo aiutava a concentrarsi, oggi gli sembrava avesse un che di accusatorio.
Aprì una cartella con i suoi migliori lavori, ma nemmeno quello servì.
Decise allora di farsi un giro su Baidu per cercare notizie sull’isola. Mancava da Hainan da vent’anni, da quando aveva risposto a quel trafiletto lapidario sul giornale: “Cercasi autore di destini o profezie: 7540 yuan/m + alloggio”. In meno di una settimana era a Shanghai.
Il supervisore si affacciò alla porta del loro ufficio. Ridusse in fretta la finestra di Baidu e Ulysses si ripresentò davanti ai suoi occhi, più vuoto di prima.
«Signor Li» attaccò il supervisore, e lui fece un piccolo sospiro dentro di sé, alzandosi in piedi.
«A nome di tutta l’azienda voglio ringraziarla per l’ottimo lavoro svolto.»
Tirò fuori un foglietto e lo aprì con fare cerimonioso.
«Stimiamo, e ci tengo a dirle che è una cifra al ribasso, che almeno 10 miliardi di persone abbiano letto una delle sue frasi in tutto il mondo occidentale. Ciò significa» aggiunse con tono più informale «che, se mai farà un viaggio negli Stati Uniti, una persona su quattro tra quelle che incrocia probabilmente avrà letto uno dei suoi biglietti.»
Wei, ancora seduto, tossicchiò.
«Naturalmente, ora che il nostro business sbarca nel Paese di Mezzo, si rende conto anche lei che dei semplici esseri umani non sono più sufficienti a sostenerlo. È per questo…»
«Certo, certo» lo interruppe lui «è naturale» poi aggiunse a bassa voce: «Il rispetto non si guadagna con le parole.»
«Come dice?» chiese il supervisore.
Wei venne in suo aiuto: «La riconoscenza è il ponte tra il passato e un futuro più luminoso.» Entrambi sorrisero, uno in piedi, l’altro seduto, finché il supervisore non uscì dall’ufficio.
Nel pomeriggio la stagista gli portò un piccolo scatolone e alle diciannove lui ci mise dentro una minuscola macchina da scrivere-giocattolo e una gomma a forma di biscotto della fortuna. Dopo vent’anni di lavoro, non aveva altro da portarsi via.
La barretta di Ulysses lampeggiava.
Digitò un’unica profezia nel suo ultimo giorno: L’AI scrive il futuro, ma sono gli uomini che lo vivono.
Poi fece un saluto a Wei, prese lo scatolone e se ne andò per sempre.
Solo due giorni, e domani sarebbe stato ieri.


