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L’accordo

L'ACCORDO copertina

Federico Dilirio

Illustrazione di raff.inthebox


Mi lavo le mani e sono subito da lei.
Le posso chiedere di togliersi le scarpe? Ho appena cambiato il parquet.
Non è il caso di essere timidi. Si rilassi sulla sedia, come vede è l’unica. Comoda, vero? L’abbiamo scelta apposta. Ideale per chi come lei ha speso la cifra per essere qui.
Gradisce un po’ d’acqua? È importante aver cura di bere la migliore. Qualche preferenza? Al giorno d’oggi, non si sa da dove arrivino certi prodotti. Gli individui come lei sanno quello che vogliono. Lo vedo dalla pelle: elastica, idratata.
È un piacere averla qui.
Scusi se glielo chiedo, il sapone era di suo gradimento? Sufficientemente neutro? Abbiamo fatto una ricerca, non è facile come sembra. Molti detergenti provocano fastidiosi eczemi. Mi faccia vedere. Sente prudere? Belle unghie. Curate. Le migliori che mi sia capitato di vedere negli ultimi mesi.
Non ha tatuaggi, vero? Perdoni la domanda, alle volte farei meglio a tacere.
Trova la posizione confortevole? Non dica di sì se non è sicuro, ci dovrà restare una mezz’oretta o giù di lì. Meglio che lo sia, confortevole. Con quello che ci costa cambiare l’imbottitura. Lei non sa cosa ho visto fare su quella sedia. Non si preoccupi. Dopo ogni trattamento la faccio disinfettare, strofinare, in un’unica parola: “sterilizzare”. Le piace la parola: “sterilizzare”? Non è sicuro, mi pare, che le piaccia. Preferisce “disinfettare”?
Ci terrei a sapere se il buffet che le hanno propinato all’ingresso è stato all’altezza dei suoi standard. Non le dico quanto ci costino quei maiali del catering.
Mi perdoni se ho usato quel termine, non intendevo offendere.
Il vestito le calza a pennello, glielo hanno già detto oggi?
Mi scusi se prima ho accennato al denaro. È stato volgare, una bassezza. La prego di considerarla così, una sventatezza, un modo per rompere il ghiaccio. Vuole che abbassi un po’ il riscaldamento? Non mi so regolare, me lo dicono in tanti. Ho sempre freddo. È viscosa quella? Ma non mi dica. Chi trova un sarto trova un tesoro. È una cosa che sa meglio di me. A lei non interessano le cose che sa già. A lei interessa ciò che ancora non sa, ecco perché ha speso la cifra per essere qui, nel sotterraneo.
Sotterraneo non è la parola adatta, ho visto che ha sorriso. Come lo chiamiamo? Sottoscala? Sottosopra? Sommergibile? Rida pure, è bello sentir ridere di questi tempi. I giovani non sanno più ridere. Mi chiedo cosa lasceremo ai ragazzi che non sanno più ridere.
Quella che vedo spuntare dall’abito è una sigaretta? Non lo avrei mai detto. Che le piacesse il gusto del tabacco, intendo. Dall’aspetto non si direbbe. La pelle, ad esempio, così morbida, così vellutata. Avverto l’odore salmastro del tabacco da qui, sa? Strano non me ne sia accorto prima. Sono stato rapito da un dettaglio intimo. Ha un buon odore, lei. Un misto di latte e ammoniaca. Ricorda le vecchie lenzuola che le madri stendevano fuori, sul balcone. Altri tempi. Lei sa di cosa parlo. Una punta, una punta acidula. Ha mai sofferto di iperidrosi? Per il tabacco non c’è problema, non lo dirò ad anima viva.
Però adesso la smetta di sudare, la prego.
Mi pare che si stia bene assisi su quello scranno. Non potevo chiedere un contraente migliore. Mi perdoni se la chiamo “contraente”, un vizio antico. Che ne pensa di “stipulante”? In effetti non c’entra nulla, lei ha già firmato.
Che sorriso luminoso. Quali prodotti usa? Mi lasci indovinare. Molti sottovalutano l’importanza del collutorio. La placca è capace di starsene lì buona buona, senza farsi notare, e trasformarsi in tartaro. Il gioco è fatto e si perdono i denti. Il tartaro avviluppa la gengiva in un amplesso mortifero. Ce ne accorgiamo quando è tardi. Ma non è il suo caso, lei ha splendide gengive, gengive di qualità.
Mi lasci fiutare la cute. Contea di Bellinzona, sbaglio? Avverto la nota speziata della Contea di Bellinzona, effluvio difficile da scordare. Ogni popolo ha una fragranza. È una faccenda atavica. L’ho provato sulla mia pelle, si fidi.
Stia fermo con quelle braccia. Vede, dopo una discreta ascesa nel mondo degli affari, la mia fortuna era finita. Colpa dei pettegolezzi, delle malelingue, invidiose del mio iniziale successo. Mi sentivo perduto. Passavo le giornate a bere e praticare autoerotismo, che nonostante si dica sia salutare per la prostata, è un vicolo cieco, una pratica ignobile. Lo so, guardandomi ora non lo si direbbe. La mia presenza è essenziale in questo bugigattolo. Non le piace “bugigattolo”? Preferisce “sgabuzzino”? Che ne pensa di “ripostiglio”? È più à la page? Ah, cu-bi-co-lo. Sfizioso “cubicolo”, lo inserirò nel mio vocabolario.
Lei non vive nella Contea di Bellinzona, nonostante ne indossi le stimmate. L’olezzo. Da dove viene? Lei è del Sud, certo, lo posso vedere dall’aria insolente e vagamente burlona che emana. Non si preoccupi, non sarò più crudele per questo, la maggior parte dei clienti è segregazionista. Le confesso che anche io ho avuto in passato rigurgiti di quel tipo. Ma chi non ne ha avuti? E poi chi sono io per giudicare?
Chiedo una fortuna per le mie contrattazioni, e dei miserabili progressisti certe cifre non se le possono permettere. Ho molta simpatia per voi vecchi moderati. Se ci foste stati voi al comando la mattanza si sarebbe evitata. Negli ultimi anni siete diventati molli, che diamine! Vi siete fatti mettere i piedi in testa, ed eccoci fregati. Guardi cosa mi tocca fare per vivere. Non mi chieda di ripetere questo discorso in pubblico. Negherei tutto, punto per punto. L’ho fatta ridere, mi fa piacere. Lei ha una bella faccia, peccato ci siano limiti invalicabili alla collaborazione tra persone nella nostra posizione. Le statistiche indicano che i conservatori sono più saporiti dei riformisti. È una questione di dieta, a quanto pare.
Non mi costringa a usare la forza. La smetta, non le fa onore.
Sappia che ha fatto più male a me che a lei.
Le offrirei un bicchiere, ma non vorrei ricominciasse a sudare. Sarebbe oltremodo sgradevole. Soprattutto in vista di quello che mi accingo a fare. È importante che sia preciso al millimetro, con uno strumento del genere.
Lei è un nostalgico del matrimonio tradizionale? Una persona con dei valori. Che bella parola: tradizione. Sa che deriva dal latino? Vorrebbe dire “trasmissione”. Trasmissione di un sapere, immagino. Non trasmissione di malattie.
Sono peli di gatto quelli sul vestito? Li posso vedere da qui. È un bell’abito, peccato non ne abbia cura. È probabile che sia costretto a lavarlo. Lo avrei evitato, ma lei suda come una fontana.
Le chiedo di non costringermi a colpirla di nuovo.
Respiri.
Lo sa che la sua dolce metà paga il domestico per godere di pratiche innaturali come la sodomia? Esecrabile, concordo. Condannabile. Pensi che alcuni medici la definiscono terapeutica. Pare che aiuti a familiarizzare con quel senso di inutilità esistenziale, di vuoto, di nulla, che ci avvilisce una volta entrati in quella che molti chiamano età matura. I moderni soloni sono soliti definirla età oscura. Persino il mio psicanalista la consiglia. Trovo sia una pratica evitabile. Per queste cose è importante trovare la persona giusta. Condividere la stessa dieta è fondamentale.
Non faccia così, non ci resti male. Siamo solo all’inizio.
Dirle la verità mi sembra il minimo per sdebitarsi. Non le nasconderò niente, può giurarci. Non mi tirerò indietro. Abbiamo un contratto. Nero su bianco. Un accordo. Desidera un rimborso? Possiamo venirci incontro, ma non rimborsiamo mai la cifra totale. Il rimborso finirebbe a sua moglie, è il caso di non parlarne più.
Il suo bell’abito vestirebbe meglio qualcun altro, sa? Non dico che le sia stretto, ma ci sono abiti che bisogna saper portare. Non basta metterseli addosso per avere il diritto di indossarli.
È singolare il fatto che siano le persone con la coscienza più lurida a venire da me. Per toccare il fondo. Molti sembrano averne bisogno, per liberarsi di un peso. Chiodo scaccia chiodo. Non parlo di lei, nello specifico. Lei è una persona di sani principi, che ha superato i traumi del passato. E il passato è meglio lasciarlo riposare. A ogni modo non sono previste assoluzioni.
Perdoni la domanda, si è lavato il sedere prima di entrare? No, non prima del buffet. Dopo il buffet. L’igiene è importante. Scommetto che lei il sedere lo ha lavato prima del buffet e dopo il buffet. Mi lasci assaggiare, meglio essere sicuri. Prima che tutto sia finito mi ringrazierà, so che apprezza il mio zelo nel dirigerla. Non tutti i miei colleghi sono così meticolosi.
Vostra figlia non le sopravviverà per molto. Morirà soffocata dal vomito durante una festa universitaria. Si sbronzerà dopo aver scoperto di aspettare una creatura, senza sapere chi è il padre. È andata con mezza città studi senza protezioni di alcun tipo. Ha preso dalla madre. Rammenta quel detto: madre certa, padre incerto? La saggezza popolare. È un’epoca nuova, che ci vuole fare. Inutile opporsi allo scorrere della storia. Ingenuo parlare di coincidenze.
Non nutra speranze, quelle porte sono miraggi, illusioni ottiche. Siamo sigillati. Indispensabile non ci sia scambio termico tra la stanza e il mondo esterno. La dispersione di calore equivale a dispersione di sapore.
Ho detto che ci vorranno venti minuti? Mentivo. Con l’età sono meno svelto di prima. La rapidità era uno dei miei superpoteri. Ora non più. Non ricomincerà a sudare?
Non posso più darle acqua, mi spiace. Si goda la musica. Si decolla.
Non sono certo che abbia riconosciuto la Settima. Amo partire dal quarto movimento: andante amoroso.
Vedrà, fa male il primo squarcio, poi sarà la miglior sbronza della sua vita.
Ascolti l’armonia rimpallare tra viole e mandolini.
Si concentri sugli accordi.