Daniele Israelachvili
Illustrazione di Erica D’Iseppi
E non capita solo a chi ha una vita orribile. È più una sorta di stanchezza, la consapevolezza di una routine soffocante fino alla fine dei giorni. Altri mondi possibili che prima, quando eri giovane, volteggiavano in aria, premendo contro il soffitto della tua stanza, ora – non sai quando sia successo, né come sia stato possibile – te li ritrovi tra i piedi, come palloncini sgonfi. E puoi al massimo prenderli a calci. Compi quarant’anni tra un mese, Francesca, quindi sai benissimo di cosa parlo, vero? La costante sensazione di sentirsi schiacciati tra quello che avrebbe potuto essere e quello che sei costretta a vivere giorno dopo giorno. Ci siamo tutti in quello spazio angusto, non ti credere. A volte capita però che qualcosa di inaspettato ci colpisca, deviando all’inizio la nostra traiettoria leggermente ma finendo poi per scagliarci così lontano che la vita di prima, voltandoci a guardarla, sembra appartenere a un’altra persona. Quindi per rispondere alla tua domanda: sì, te ne puoi andare da qui quando vuoi, “in qualsiasi momento” c’è scritto nero su bianco sul contratto, ma arrivati a questo punto, che senso ha gettare via quella che forse è l’ultima occasione di cambiare la tua vita? A ogni modo, sappi che io sono qui perché tutto vada come deve andare. Alza la testa. No, non di là. Più a sinistra. Ecco, vedi la telecamera che si muove come una mano che ti fa ciao? Io sono qui per te, e ti seguirò passo passo. Mi dicono che non possiamo aspettare oltre: lui è pronto. Cominciamo. Niente paura, adesso ti accendo subito la luce sul comodino. Per accentuare la somiglianza è meglio che la stanza sia in penombra, così tutto sarà più facile anche per te, vedrai. Dimenticavo, ricordati che dal momento in cui lui entrerà, tu continuerai a sentire la mia voce nell’auricolare, ma non potrai più parlare con me. Hai capito? E adesso che ti prende? No, non piangere, ché ti cola il mascara. E smettila di toccarti la faccia! «Fate entrare Anna. Veloci!» Francesca, ascoltami, se vuoi smettere di piangere, o devi smettere come in questo caso, spingi la lingua contro il palato. Fidati, è un trucco che funziona. Prova, così Anna può darti una sistemata. No, no, adesso stammi a sentire tu! E cerca di essere un minimo professionale! Lo so che non avresti mai pensato di fare una cosa del genere, ma il punto è proprio questo: devi vedere te stessa come un’attrice. Recitare. Mettere il tuo corpo al servizio del ruolo. Non sei tu, lo capisci? Tu interpreti solo una parte. Quando abbiamo parlato la prima volta, ricordi?, mi hai anche detto che da ragazza avevi studiato recitazione. Ecco, oggi è la tua grande occasione. Sai quante probabilità c’erano che tu le assomigliassi? Immagina te stessa come una che ha appena vinto il casting, che è stata scelta tra centinaia e centinaia di altre donne. Centinaia e centinaia di altre donne a cui non è stata data questa opportunità. Non è un numero a caso. Lo so, perché me ne sono occupato personalmente. Sono esigenti i miei clienti, sai Francesca, ma è il mio lavoro, e io sono bravo nel mio lavoro. Per questo so che ce la farai.
– Ecco, Anna spostati, che non vedo. Ben fatto Anna, veramente, come nuova. Adesso esci. – Stavo dicendo… ah sì, pensa a cosa potrai fare con i soldi che riceverai per pochi minuti di recitazione. Facendo le proporzioni neanche una star di Hollywood guadagna così tanto! Quando è stata l’ultima volta che non ti sei dovuta preoccupare di portare i soldi a casa? E tua madre? Una vita a crescerti da sola… lo ho hai detto anche tu che ti piacerebbe farle un regalo? Magari potrebbe essere un nuovo inizio anche per lei. Se lo merita, ve lo meritate entrambe. E adesso me lo fai un sorriso? Ecco, così. Brava. Però ora, veramente, non possiamo più farlo aspettare. Mi dicono che lui è già fuori, alla porta. Sdraiati sotto le coperte, ma prima prendi dal comodino il profumo che ti ho lasciato e mettine due gocce dietro le orecchie. Così. Adesso puoi rimetterlo via. Fatelo entrare. Tu guarda la TV. È una serata come tante altre: sei da sola a casa, tuo figlio sta dormendo; hai lavorato tutto il giorno in portineria e adesso finalmente ti puoi rilassare. No, non girarti, continua a guardare la TV finché lui non arriva vicino al letto. Non si muove, sembra spaesato, – non è che lo avete sedato un po’ troppo? – non importa, ricordati cosa ci siamo detti tante volte: immaginalo come il tuo bimbo. Un bimbo vecchio e moribondo, e per questo ancora più bisognoso di essere guidato. Dobbiamo per forza velocizzare i tempi, digli: “Vieni qui.” Oh, finalmente. Chiedigli: “Com’è che sei ancora sveglio?” Poi, senza aspettare la risposta, solleva il lenzuolo e scopriti la pancia. Adesso digli: “Vieni qui.” Brava, fagli appoggiare l’orecchio sopra. È il vostro gioco. Ecco. Bene, bene. Accarezzalo. Sei bravissima, sta andando tutto bene. Continua ad accarezzarlo. Devi essere forte. Sei una benedizione per lui. Una madonna. Inspira profondamente ed espira. Inspira ed espira. Ti ricordi del trucco della lingua sul palato? Fai come ti ho detto e continua ad accarezzarlo. Non ho capito, domandagli: “Cos’hai detto?” Ok, allora rispondigli: “È stato solo un brutto incubo.” Poi digli: “È normale sognare che cadano tutti i denti.” Continua ad accarezzarlo. Sì, adesso rispondigli: “Proprio così, eri solo un piccolo semino nella mia pancia.” Bravissima. Mi dicono che abbiamo poco tempo, i farmaci stanno facendo effetto. Attiralo delicatamente verso di te e fallo sdraiare, poi abbraccialo da dietro e stringilo forte, come durante le prove con il cuscino. Sta piangendo. Ottimo! Sussurragli: “Non ti preoccupare, la mamma è qui. Lasciati andare. Andrà tutto bene.” Continua ad accarezzarlo passando la mano sulla sua testa. Immagina che non sia un uomo anziano, che sia ancora un bambino e che la sua testa sia piena di capelli. Passa le dita in mezzo a quella nuvola di capelli. Il suo respiro si sta facendo sempre più debole, continua ad accarezzarlo. Si sta addormentando ma tu rimani sveglia, come gli hai promesso di fare, come faceva lei tutte le notti in cui lui veniva nel suo letto, quando non riusciva ad addormentarsi. Adesso è il momento della ninna nanna. Ripeti con me. “Ninna nanna mamma tienimi con te…” Ascoltami Francesca non abbiamo più tempo, concentrati, fallo per lui se non vuoi farlo per te. È il suo ultimo desiderio. Ripeti. “Ninna nanna mamma tienimi con te.” Ecco, brava, così! “Nel tuo letto grande solo per un po’”, “Una ninna nanna io ti canterò”, “E se ti addormenti mi addormenterò…” Mi dicono che possiamo terminare, digli solo: “La mamma ti vuole tanto bene.” Diglielo ancora. Ancora una volta. Ora non dire più niente, non ti può più sentire. Brava Francesca. Adesso puoi lasciarti andare. Fate entrare gli infermieri. Così, sfogati, ma smetti di abbracciarlo. Hai capito? Ci penseranno loro adesso. Lascialo andare. Il tuo lavoro è finito. Sei stata bravissima.


