Edoardo Cenciarelli
Illustrazione di Giulia Morici
Quasi tutte le ragazze all’università parevano avere un ragazzo, e quelle poche che non lo avevano avevano una ragazza. Anche questa volta era caduto in errore. La situazione avrebbe potuto far ridere, e lui stesso si sentiva di farlo, se non fosse stata la terza nell’arco di pochi mesi, motivo per cui credette che forse era il caso di iniziare a preoccuparsi. Lo credeva nonostante sapesse che avrebbe potuto farne a meno, perché l’essere preoccupati per qualcosa, da quel poco che aveva imparato e quel tanto che aveva intuito in quei vent’anni, era la preoccupazione regina di ogni uomo, la pietra angolare su cui poggiare, mattoncino su mattoncino, una faticosa vita tranquilla. A dirla tutta, avrebbe anche potuto fare a meno di provarci, ma desiderava ardentemente desiderare qualcosa. Perché, va da sé, desiderare porta molte preoccupazioni, e provare a fare qualcosa è la via più rapida per fallire, a meno che non si sia tanto ottusi da convincersi che quello che si riesce a tirare fuori è quanto ci si era prefissati. Ciò è pressapoco quel che accadde con le prime due.
La prima non l’aveva mai considerata sotto il punto di vista estetico, a onor del vero. O meglio, appena la vide la considerò esclusivamente dal punto di vista estetico, perché questo bastava a dirgli tutto quello che voleva sapere sulla sua persona e sul suo passato, tutto ciò che voleva indovinare; semplice, soddisfacente prospettiva centrale. Gli ricordò immediatamente, infatti, il classico maschiaccio di contorno presente in ogni sit-com americana su un gruppo di studenti, sempre solare ed entusiasta della vita, che – nell’unica puntata a lei dedicata nell’arco delle cinque stagioni da 98 episodi complessivi (più film conclusivo, due spin-off su vacanze estive e su “vita privata e pubblica di Pucci Pucci Tinelli, mentecatto”, esperimento metamediale ai Giochi senza Frontiere Estivi della Gioventù Disneyana, e speciali crossover con altre serie, di cui una estranea alla produzione della rete, atto volto a consacrare la libera circolazione di corpi eterei nel melting pot telemediale) – scopriamo avere, dietro quella pellaccia (di cui però lui aveva sempre apprezzato la lucentissima liscezza), il cuore soffice e vulnerabile – vulnerato – di una semplice ragazza, che vuole solo sentirsi tale di fronte a un ragazzo, al quale possa chiedere di amarla. Un kundun è solo un uomo che vuole essere buono con chi ha di fronte, una femmina è solo una donna che vuole essere amata da chi ha di fronte. Educazione sentimentale via cavo al Buddhismo Mahāyāna: “Ragazza, impara a essere l’ombra di te stessa, così da verificare che al tuo cospetto la lanterna della saggezza illumini correttamente la vita dei giovani Bodhisattva, e sarai presto una donna”. Episodio successivo, trauma passato, nuovo anonimato di facciata, ma con quell’accenno di assonometria cavalleresca da allegare, a supporto del programma svolto, di fronte al Comitato di Salute (quindi risoluzione psicologica) Privata (quindi legittimamente pubblica). A loro non interessa, ai ragazzi non interessava, ma tant’è. Lamarck è patrono di scuole e negozi di cosmetici.
Il suo corpo era insignificante: nel senso che era solo significato. Il significato gli piaceva, quindi pensò che gli avrebbe fatto piacere piacerle. La apprezzava insomma secondo i canoni di un’estetica spinoziana. Era una causa adeguata di piacere, di piacere a un suo feticcio di gioventù, quindi di piacersi. Tutto ciò, ovviamente, nasceva da un’idea, dall’idea che gli sguardi che lei gli appiccicava addosso, mentre l’insegnante di latino traduceva Orazio che illustrava un artista che dipingeva un uomo dalla testa equina piumata, significassero un suo interesse. Paventò anche l’ipotesi che lei avesse capito tutto ciò che lui aveva scorto dietro la sua facciata, e ciò lo eccitò, sia che lei avesse trovato un insperato confessore che l’avesse assolta ancora prima di costringerla all’onta della penitenza, sia che avesse trovato un demone malefico che ne scorgesse ogni macchia sull’anima, e al quale avrebbe inevitabilmente finito col fare voto d’appartenenza e fedelissimo servizio per prevenire il timore che spifferasse il tutto, macchiandosi allora sì l’anima, altrimenti candidamente intonsa ma, ahilei, d’impossibile lettura come ogni cosa trasparente. Lui preferiva questa seconda ipotesi. Nel dubbio non le parlò mai, troppo indeciso su quale colore dello yin e dello yang preferisse avere. La rincontrò un giorno, mano nella mano a un’altra ragazza, coi capelli svettanti sulla folla altissimi e arancioni, di fronte a un’installazione al MAXXI, con uno schermo che frammentava, sminuzzava e riassemblava in forme diverse il loro tenersi per mano, o per meglio dire la sua figura intera e il mezzobusto della trampoliera. Altroché, lo conosceva benissimo il sudiciume del suo animo.
La seconda ragazza l’aveva vista per tanti anni all’università, tanto che ormai la considerava una tra i tanti figuranti del luogo, con i quali non avrebbe mai interagito, ma che servivano solo a dare un’illusione di profondità alla invece limitatissima varietà di scelte che il fato ci pone davanti, come uno fra i milioni di sprite che s’incontrano per le strade di uno smisurato gioco di ruolo e che solo l’evoluzione grafica fa sì che possano assumere un giorno un rilievo poligonale e addirittura, se la pazienza del programmatore lo vuole, una linea di dialogo con cui informarci d’una grande moria delle vacche in una lontanissima regione della mappa. Di lei gli piacque subito il fatto che pareva non vederlo neanche, e sorse in lui la curiosità, quasi metamediale, di scoprire se fosse possibile distoglierla dalla sua avventura già ben determinata e sottrarla al codice che ne scandiva già tutti gli incontri e la vita futura. Incredibilmente, il fato volle invece farli ritrovare seduti uno accanto all’altra nella lezione introduttiva di un corso su Boccaccio poeta, e lui si chiese se si trattasse di un crossover temporaneo o piuttosto dell’inizio di una vera e propria run in una delle loro due storie. L’occasione per parlarle la trovò un mattino di dicembre, mentre si parlava di come il vedere la sua donna a piedi nudi sulla sabbia e col vestito ciondolante per l’assenza di cinta, rendesse Boccaccio tutto un fuoco; e di come il poeta si turbò tutto quando la vide alzarsi la veste bagnata e scoprire la caviglia. Come detto si era in dicembre, e il clima non invitava a svestimenti, anzi: la ragazza sedeva lì tutta addobbata come un cavaliere, e frenava di continuo il naso dallo spurgare con rumorose tirate di briglia. Deciso ad approfittarne per smuovere le acque e i catarri, le offrì un fazzoletto. L’entusiasmo di lei, così poco credibile nella sua sorpresa da fargli credere che non stesse aspettando altro dall’inizio della lezione, gli piacque così tanto che decise di regalarle tutto il pacchetto. Da quell’occasione, ogni volta che la incontrava per i corridoi non poteva fare a meno che aspettarsi un saluto o un sorriso o un cenno; ma niente. Pensò allora che potesse essere in attesa di un saluto come lo era stata di un fazzoletto, e decise di iniziare lui. Lei ricambiava ogni volta, ma non si azzardava mai a proporre un dialogo se non sollecitata, mai avanzava una domanda e, con l’accidentalità con cui iniziavano, così terminavano quelle interazioni. Continuava a girare con le stesse persone, chiusa nella sua porzione di vita da tutta una cinta di stringhe di codice binario personale. Ma quel cortocircuito aveva ormai mutato la di lui percezione delle cose, e lo convinse che ormai lei facesse parte della sua storia; e mai riuscì a contemplare l’idea che non avrebbero potuto condividere la stessa vita, e che comunque la vita avanza per tutti.
Terminato il corso su Boccaccio, continuò a vederla fioccare qua e là, finché non la vide più. Scoprì che un suo amico era andato al liceo insieme a lei e ogni tanto, con disinvoltura e simulato disinteresse, gli proponeva un’uscita comune, o gli chiedeva come le andassero le cose, ma i contatti ormai inesistenti tra gli ex compagni di classe gli resero presto impossibile dar seguito a quelle richieste. La sentì un’ultima volta, quando lei commentò un suo post su Instagram riguardo Boccaccio appassionato della pornografia di Baia, località balneare nei pressi di Pozzuoli nota per il turismo sessuale fin dai tempi in cui non era stato creato il Sud-Est asiatico. Lui apprezzò, e la invitò a uscire. Lei acconsentì, ma solo quando sarebbe tornata dalla montagna, dov’era in vacanza con la sua ragazza. Lui non capì se fosse un rifiuto o un invito ulteriore. Nel dubbio, la dimenticò e la cancellò.
La terza ragazza era la mano che vide nella mano della prima ragazza.


