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Countdown

COUNTDOWN copertina

Antonio Francesco Perozzi

Illustrazione di Dario Licata


Poi si apre la nebbia e a noi sembra di atterrare su un altro pianeta. I segnali stradali che si riprendono se stessi, i lampioni nuovamente di metallo dopo essere stati di stoffa per mezz’ora. Ci raggiungono le poche luminarie di Villavallelonga, i quattro alberi secchi, una piazza circolare con il duomo chiuso al pubblico. È stato carino Daniele a invitarci, concordiamo. Troviamo posto dietro la sua auto.
L’ordine con cui ci sediamo a tavola è sempre lo stesso: i maschi a un estremo, le femmine all’altro, io al confine tra i due mondi. Arianna ci fa trovare il tavolo già apparecchiato: una tovaglia rossa con ricami natalizi, doppio bicchiere e piatti di formaggi. Appena ci sediamo, Daniele versa vino a tutti e undici, anche a me, e per questo Gloria mi fa un sorriso. Da quando gli ho parlato, Daniele sembra aver cambiato atteggiamento, almeno un po’: mantiene tutta la sua megalomania, il suo tenere il banco a cena o al pub, il suo mettermi in ombra costantemente, tutto ciò che di lui odio da sempre – ma adesso lo sa, ne è consapevole, e mi versa il vino. Gloria vede in questo un successo. Si siede di fronte a me e con gli occhi mi dice di non preoccuparmi.
Così bevo Chianti e mangio olive, poi tartine con salmone, il risotto alla zucca che Arianna ha preparato forse mettendo troppo latte. Parlo un po’ con Sergio, un po’ con Claudia, ma i nostri discorsi sono fatti di quattro battute e presto faccio cadere lo sguardo sulla TV, dove inquadrano le luci azzurre e bianche del concerto di Taranto, oppure sulla finestra. Anche se è notte, e anche se Daniele copre gran parte del vetro, dal terzo piano si riconoscono i profili delle montagne, qualche stella, una linea di anabbaglianti che è l’autostrada.
I suoi racconti, al contrario dei nostri, sono articolati e pieni di colpi di scena. L’ultima estate l’ha passata in Brasile, spiega di aver trascorso la prima notte fuori l’albergo per un errore nella prenotazione, e ci porta lì: con le sue parole vediamo il buio delle favelas, le sue spalle larghe e tese all’angolo della strada, pronte a difendersi dai narcotrafficanti. Fa ridere Marina (con lei ha avuto una tresca nel 2016, finita in rottura per una gravidanza isterica), fa ridere anche Paolo (a cui ha spaccato il setto nasale, nel 2018, per aver mandato un messaggio ad Arianna), e io concludo che questa è la sua più grande capacità: riuscire a tenersi vicina la gente che negli anni ha distrutto, vincere comunque sull’opinione degli altri grazie alle barzellette, alla Ducati Monster, a Gordon, che in tre anni è diventato un mastino di settanta chili.
Con gli occhi cerco di dire tutto questo a Gloria, che però è distratta e sorride anche lei verso Daniele. La cosa fa crollare ogni mio sforzo: il soffitto in legno ci schiaccia al pavimento, io immagino Gloria farsi scopare la bocca da Daniele, e mentre la temperatura mi cresce sulle tempie, e il maglione diventa una corda attorno al collo, gli altri si sganasciano, le loro guance si fanno rosse ai racconti del Brasile. Allora con lo sguardo cerco di ribadire tutto a Daniele, che avevo ragione io e non gliene frega niente della nostra amicizia (tengo le pupille fisse sul capotavola), che lo odio, che ho capito il suo gioco, che gli altri vedono solo i suoi maglioncini Tommy Hilfiger – fino a quando le nostre facce non si incrociano e lui non mi fa l’occhiolino.
Sono le 23:43 e arriva il momento della vacanza ad Alba Adriatica. Non c’è una sera in cui non finisce così, anche quando usciamo a Subiaco: con Daniele che racconta la vacanza ad Alba Adriatica. Il reportage si compone di quattro momenti fondamentali, e io li conosco a memoria, perché ero lì: noi che arriviamo e mettiamo sottosopra tutti i quadri dell’appartamento; noi che rubiamo un ombrellone dal lido accanto alla spiaggia libera (qui Daniele si alza in piedi e mima il gesto di sfilare la stecca dalla sabbia); noi che ci vestiamo da donne al carnevale estivo; noi che facciamo ubriacare Sergio e lo portiamo alle giostre per bambini.
Come al solito, al quarto punto dedica più tempo. In TV, accanto a lui, hanno iniziato a contare i minuti. Compare la scritta “TELETHON” in basso a sinistra, un telefono, e i conduttori fanno l’appello alle donazioni. Daniele mima noi che preghiamo il tizio delle giostre di farci entrare anche se sta per chiudere. Sono le 23:56 e tutti ridono. Daniele mima Sergio che si inginocchia pur di convincere il tizio e il tizio che ci chiede almeno di non urlare. Tutti ridono. Il tizio ci dà i biglietti, Daniele apre la finestra per mimare Sergio che si siede sul bruco. Sulla TV appare un 10 gigante e dorato, poi un 9, un 8, e mentre tutti ridono, mentre Sergio si tiene lo stomaco per le lacrime e Gloria guarda Daniele come se volesse spogliarlo, mentre arrivano il 7 e il 6, all’esatto scoccare del 6, lui si lascia cadere dal terzo piano. Ci sono sedie che grattano e bicchieri che tintinnano e tutti che si avvicinano alla finestra con il sorriso ancora in faccia. Due secondi bastano per individuare il cadavere spappolato sulle pietre sagomate del viale, la croce di sangue che si apre dal suo petto. Poi 3, 2, 1 e il cielo si riempie di fuochi.